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Consulenza e supervisione per operatori dei Servizio Tutela minori e famiglie.

Milano-Bergamo: consulenze e supervisioni per gli operatori della tutela minori: richiedi il Programma.

Il compito dei servizi di aiuto e cura si è trasformato in relazione all’evoluzione del concetto di tutela che nell’ambito del diritto minorile e dell’etica professionale trova fondamento nella nozione di “interesse del minore”, ossia quell’insieme di fattori soggettivi, familiari e sociali che  promuovono lo sviluppo armonico e favoriscono la crescita del bambino e dell’adolescente, e, in quanto tali, non si contrappongono per definizione agli interessi e ai diritti dei genitori, ma debbono e possono trovare compiuta  espressione prima di tutto nella famiglia d’origine o, in seconda istanza, in  contesti familiari altri.
I professionisti della cura e dell’aiuto sono ancor prima che operatori individui che, al di là delle intenzioni e dei  propositi, “di fatto” mettono in causa la propria soggettività in una relazione in cui è coinvolto un altro.
Il lavoro con famiglie in difficoltà richiede un’elevata competenza specialistica e ciascuna situazione, inoltre, necessita capacità rinnovate di lettura e di formulazione del progetto di recupero dell’equilibrio familiare, fondato sulla promozione delle risorse della famiglia stessa e sulla capacità delle diverse professioni, con competenze sociali, educative, giuridiche  psicologiche, di interagire e comporre i rispettivi punti di vista.
Le norme scritte, i codici deontologici, le procedure, pur mantenendo il loro valore, non sono in grado da sole di stabilire come si deve operare, in modo univoco, in ciascuna situazione. Si apre, dunque, lo spazio dell’interpretazione e, in ultima analisi, della responsabilità creativa, frutto della capacità di acquisire una flessibilità teorica, in grado di sostenere pratiche misurate sulla realtà delle singole situazioni concrete.
In particolare, l’operatore della tutela si confronta con questioni di elevata complessità e responsabilità quali: come valutazione l’opportunità di segnalare all’Autorità Giudiziaria, come attuare quanto disposto dai decreti, quale progetto necessario e sostenibile per il minore e per i genitori, quando e come concludere un intervento, eccetera.
La supervisione, intesa come strumento di lavoro, si presta a favorire una riflessione sia in merito alla relazione instaurata con l’utente, sia sugli effetti connessi agli interventi messi in atto, sia sugli aspetti metodologici di cui tener conto ed è finalizzata a progettare e valutare un intervento.
DUE PROPOSTE DI METODO
In più occasioni, anche con gruppi monoprofessionali che non prevedono la presenza di psicologi nell’équipe, abbiamo sperimentato con un buon riscontro un modello di supervisione che prevede la copresenza di un supervisore assistente sociale e un supervisore psicoterapeuta per favorire una lettura delle situazioni che include anche una valutazione clinica. È anche possibile e utile, per scelte inerenti all’organizzazione del servizio o le priorità interne, preferire la supervisione praticata dalla sola assistente sociale più orientata alle prassi metodologiche e alla progettazione degli interventi.
In entrambe le situazioni è opportuno che i partecipanti al gruppo esprimano un’adesione del tutto volontaria e si impegnino a portare il caso in forma scritta. La scrittura non solo consente di facilitare e contenere i tempi del racconto ma favorisce una riflessione e una rielaborazione dei materiali raccolti e della storia che spesso apre a nuove considerazioni.

Richiedi il Programma: formazione@cooperativaprogettazione.it

Per maggiori informazioni:

http://www.formazionesocialeclinica.it/

 

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