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Cos’è “Blue Whale”?

Adolescenti e “giochi pericolosi” teniamo alta la guardia.
Con il nome “Blue Whale” si identifica una sorta di assurdo rituale che ha lo scopo di condurre qualcuno, prevalentemente un giovane dagli 8 ai 17 anni, debole e depresso, verso il suicidio.

Una sorta di gioco online a cui si decide di partecipare volontariamente postando un messaggio con l’hashtag #f57 che porta all’immediato contatto in forma privata con un “master” o “curatore” che sottopone il giocatore ad un elenco di prove ben precise.

Il master sarebbe in possesso di informazioni personali che in caso di disobbedienza porterebbero a ritorsioni violente sulla famiglia del soggetto che sta “giocando”.

Le presunte morti dovute a questo assurdo gioco sarebbero oltre 130, con casi che si concentrano in Russia, ma si estendono anche al resto del mondo. A confermare la storia ci sarebbe anche l’arresto di un ragazzo russo che si sarebbe dichiarato colpevole di aver portato al suicidio un numero imprecisato di persone, egli ha dichiarato: “Non sono pentito di ciò che ho fatto, anzi: un giorno capirete tutti e mi ringrazierete”. Questo studente di psicologia di 22 anni, è stato arrestato e si trova ora in carcere a San Pietroburgo, da dove spiega con agghiacciante lucidità la ragione del suo gioco: “Ci sono le persone e gli scarti biologici. Io selezionavo gli scarti biologici, quelli più facilmente manipolabili, che avrebbero fatto solo danni a loro stessi e alla società. Li ho spinti al suicidio per purificare la nostra società”.

La prima vittima sarebbe stata una giovane studentessa che dopo essersi sdraiata sulle rotaie di una ferrovia, si sarebbe lasciata filmare mentre un treno la decapitava. Il video ha reso la ragazzina famosa in quanto “eroina”, colei che per la prima volta è riuscita a vincere il gioco sottoponendosi per 50 giorni a regole autolesioniste e psicologicamente lesive e uccidendosi nell’ultima giornata, mentre qualcuno registra il suo sacrificio.

Il nome “Blue Whale” si ispira ovviamente alle balene e alla loro pratica di spiaggiarsi e morire senza alcun apparente motivo.  Il gioco esiste dal 2013, ma si è imposto all’attenzione mediatica solo di recente: il 14 maggio il programma “Le Iene” gli ha dedicato un intero servizio, che ha suscitato allarme e sconcerto negli spettatori, portando tutti a parlane nel web.

Le vittime del gioco venivano reclutate attraverso “VKontakte”, il più popolare social network russo: solitamente adolescenti, particolarmente isolati e vulnerabili. Chi entrava nel gioco riceveva degli “ordini” da eseguire per 50 giorni: col passare dei giorni le sfide diventavano sempre più cruente e pericolose. Si cominciava con la modifica del ritmo sonno-veglia, imponendo sveglie alle 4 del mattino, poi maratone di film dell’orrore, allo scopo di destabilizzare emotivamente i giocatori.

Niente in confronto all’uccisione di un animale (con tanto di prova fotografica) o alle prove che includevano il procurarsi dolore, tagliandosi le vene: sui social circolano le foto della sagoma di una balena incisa con le lame sul braccio.

Infine, l’ultimo giorno, quando ormai il controllo sui giocatori era pressoché totale, l’ultima prova: trovare l’edificio più alto in città, salire sul tetto e lanciarsi nel vuoto. La morte di ogni partecipante, inoltre, deve essere filmata da un’altra “balena” (giocatore) che manderà al “master” la riuscita della prova e pubblicherà poi sul web il raggiungimento del cinquantesimo livello e il “suicidio” del giocatore. Così lo scorso febbraio sono morte Yulia Konstantinova e Veronika Volkova, due studentesse di 15 e 16 anni. Così è morta Angelina Davydova, una ragazzina di soli 12 anni, che si è gettata da un palazzo il giorno di Natale del 2015.

Uscire dal gioco? Impossibile. La chiave del gioco era far sentire apprezzati e importanti adolescenti depressi e confusi, che trovavano nelle sfide un senso di gratificazione, seppur perverso. “Ho fatto morire quelle adolescenti, ma erano felici di farlo” ha commentato lo studente, che in carcere continua a ricevere lettere d’amore dalle ragazzine adescate sul web. “Per la prima volta avevo dato loro tutto quello che non avevano avuto nelle loro vite: calore, comprensione, importanza”.

Il rischio di emulazione è altissimo, avvertono gli psicologi e visto il contagio virtuale, nessun Paese può considerarsi immune da questo atroce fenomeno.

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Blue Whale

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