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Dipendenza da videogame: quanto incide sulla salute degli adolescenti

L’Organizzazione Mondiale della Sanità a giugno, per la prima volta, ha riconosciuto la “dipendenza dai videogame” come una malattia.

L’Organizzazione mondiale della sanità a giugno, per la prima volta, ha riconosciuto la “dipendenza dai videogame” come una malattia.

A sollevare il caso è stato, in particolare, un report di Abc 8 News-Wric, nel quale alcuni esperti interpellati, ma soprattutto genitori, hanno spiegato come Fortnite spinga alla produzione di dopamina e di altre sostanze chimiche nel sangue, che creerebbero effetti molto simili a quelli della dipendenza da droghe pesanti.

Un po’ le stesse dinamiche che alcuni studi hanno legato ai social network, spesso definiti “slot machine da tasca”, ma in chiave ancora più accentuata.

Fortnite: un videogioco che ormai va per la maggiore tra gli adolescenti e i bambini di tutto il mondo. Di fatto, è una battaglia per la sopravvivenza. Giocano in 100 contemporaneamente, collegati online da tutto il mondo. Qualcuno si conosce, altri no.
Quando iniziano la partita vengono lanciati da un aereo su un’isola. E qui devono difendersi. Non tanto dai tranelli del luogo impervio, che pure non mancano. Quanto, piuttosto, dalle aggressioni degli altri giocatori, che cercano di eliminarli. Obiettivo di Fortnite, infatti, è uccidere tutti gli altri giocatori, rimanendo l’unico superstite.
Il gioco è gratuito e funziona praticamente su tutti gli strumenti, dal telefonino al tablet. Si possono investire soldi, se si desiderano abiti nuovi (costano anche 15 sterline l’uno, circa 18 euro). Oltre naturalmente a fucili, pistole e altri accessori per eliminare i competitor.

Secondo alcune stime, nei primi quattro mesi dell’anno scorso sono stati spesi, nel mondo, 300 milioni di dollari per acquisti sulla piattaforma. In meno di un anno ben 125 milioni di player hanno preso parte alle partite. Un successo in ascesa, che quest’anno vedrà anche l’organizzazione di una Coppa del Mondo di specialità. Con in palio, ovviamente, premi da nababbi.

L’unico problema è che Fortnite dà dipendenza. Come dimostra il recente caso di una bambina inglese di 9 anni, costretta al ricovero in ospedale per una cura disintossicante. Era arrivata al punto da rimanere sveglia la notte – anche 10 ore di fila – per giocare. Pur di non staccarsi dalla consolle evitava di andare in bagno e si faceva la pipì addosso.

Si definisce dipendenza quando determina un impatto negativo sulla vita familiare, personale, sociale, di studio e lavoro per almeno 12 mesi. Il termine ufficiale per questa patologia è gaming disorder. La persona che ne è affetta perde il controllo, quando gioca. Il videogame diventa la cosa più importante della giornata, impegnandolo per 6 ore al giorno o più.

I più a rischio sono i maschi, nel 70% dei casi.

La Epic Games Inc., azienda che produce Fortnite (attorno al quale gira un business che orbita sul miliardo di dollari), in passato ha lanciato degli avvertimenti ma per quanto riguarda il problema della dipendenza si rifiuta di commentare. E nel frattempo il problema si allarga e non riguarda più solo bambini e adolescenti, nel Regno Unito pare infatti che Fortnite sia stato citato in più di 200 cause di divorzi.

Per approfondimenti:
https://tecnologia.libero.it/

Dipendenza da videogame

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