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Dislessia negli adulti: è piú diffusa di quanto si possa credere!

Da diversi anni si osserva crescente attenzione nei confronti dell’identificazione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, della tutela della caratteristica di neurovarietà che rappresentano e dell’attivazione delle risposte necessarie da parte della scuola e dei servizi.

A fare da traino sono state e continuano ad essere le associazioni dei familiari e la ricerca scientifica, che hanno portato all’attenzione nazionale i bisogni degli studenti che presentano un DSA.
Ne sono derivate leggi e direttive ministeriali per la scuola, così come linee guida per la pratica clinica e la didattica, con lo scopo condiviso di uniformare le risposte e aumentare la qualità dei percorsi offerti alle famiglie.

Nonostante l’attività continua e il costante aggiornamento, sono numerosi gli aspetti che rimangono poco indagati. Tra tutti, l’elemento evolutivo: i DSA sono disturbi del neurosviluppo, che quindi perdurano lungo l’arco di vita seppur con espressione diversa.

Ne consegue, perciò, l’esigenza di approfondire le caratteristiche dei percorsi dei ragazzi dislessici una volta usciti dal sistema dell’istruzione in Italia. Già l’ingresso nel mondo dell’università segue traiettorie diverse, se confrontate con i meccanismi della scuola secondaria di secondo grado. Ancora di più il mondo del lavoro, in cui vengono a cadere i presupposti del riconoscimento e dell’intervento sui DSA, ma in cui rimangono quelle caratteristiche di difficoltà nei confronti di compiti automatici, relativi alle strumentalità di lettura scrittura e calcolo che costituiscono alcuni dei nuclei sintomatologici del disturbo.

Si immagina con facilità che l’inserimento di un ragazzo DSA in un sistema di richieste non filtrate e in cui è nulla o quasi la consapevolezza sul tema possa non essere semplice.

Alcune ricerche internazionali mostrano elevati effetti negativi sui percorsi professionali e sugli aspetti personali, dovuti proprio al permanere delle difficoltà tipiche del disturbo (difficoltà di automatizzazione, errori di scrittura o di calcolo, difficoltà di memoria di lavoro, …), che vengono considerate errori sul posto di lavoro che espongono il lavoratore DSA a giudizi negativi e svalutazione da parte dei colleghi e dei superiori.
Al contrario, altri studi riportano come tra gli imprenditori di successo e tra i creativi più noti ci sia una percentuale sopra media di persone dislessiche, a testimonianza di quanto la dislessia possa rappresentare non solo un disturbo, ma un vero e proprio set di caratteristiche che consente alle persone dislessiche di sfruttare i punti di forza in ambito artistico, creativo e di problem solving.

Per approfondimenti:
http://www.centroricreazione.it/ambiti-di-intervento/dsa-e-bes/

Riabilitazione Bergamo 196

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