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Memoria e cura di sé, le battaglie del dopo trauma

Portare a termine semplici azioni della vita quotidiana può essere un’autentica battaglia per le persone che soffrono di perdita di memoria a breve termine.

Una battaglia che riguarda tutta la famiglia quando parliamo di “cura di sé” o capacità di svolgere normali azioni di vita quotidiana.

Da qui la necessità di azioni specifiche e programmi “su misura” per coloro che hanno subito lesioni cerebrali con strascichi cognitivi.
Una memoria di lavoro attiva e funzionante che processa immediatamente le informazioni è fondamentale per il nostro meccanismo decisionale e per il controllo del nostro comportamento. Senza la capacità di memorizzare le informazioni in modo da renderle facilmente accessibili, le funzioni cognitive base diventano estremamente complesse. Ricordare la strada per andare a casa di amici, per esempio, potrebbe trasformarsi in un piccolo inferno.

Tutto diventa drammatico se la perdita di memoria è dovuta ad un danno cerebrale, derivante da un ictus o un trauma cranico.

La prima cosa da fare per mantenere una memoria di lavoro funzionante è tenere i neuroni associati ad un ricordo continuamente stimolati. Da qui la necessità di sviluppare programmi generici per tutti e specifici per chi è reduce da una lesione cerebrale. Inoltre, una nuova ricerca neuroscientifica pubblicata su Science suggerisce che è possibile che il cervello consenta a una memoria di lavoro di passare allo stato “dormiente” per poi rimetterla di nuovo in moto quando se ne ha bisogno.

Questo sviluppo getta nuova luce sul meccanismo utilizzato dal cervello per elaborare i ricordi e forse, in futuro, potrebbe rivelarsi utile nel trattamento di pazienti con problemi cognitivi. Un team di neuroscienziati ha sottoposto una serie di stimoli, classificando alcuni di questi come “importanti da ricordare,” ad un gruppo di volontari. Mentre sottoponevano le immagini ai soggetti, gli studiosi monitoravano anche la loro attività cerebrale, identificando l’attività neurale associata ad ogni stimolo visivo.

Dal momento in cui i soggetti venivano distratti da un numero sempre maggiore di immagini, la memoria dello stimolo classificato come “importante” si avvicinava ad una sorta di “silenzio neurale” dal punto di vista degli impulsi, quasi come se fosse stata “dimenticata.”

Tuttavia, con una stimolazione elettrica al cervello, gli scienziati sono riusciti a far rivivere la memoria “dimenticata” e riportarla ad uno stato neurale attivo. Questo significa che mentre i soggetti sembravano aver temporaneamente “dimenticato” quella memoria specifica, il cervello, in realtà, l’aveva immagazzinata in modo che potesse essere riattivata di nuovo.

In definitiva, questo studio rivela che la memoria a breve termine è un modello molto più stratificato e dinamico di quanto si pensasse.

Ma quanto più neuroscienziati riusciranno a svelare i meccanismi interni della memoria e del recupero dei ricordi, tanto più riusciremo a comprendere meglio i processi cognitivi umani e forse anche a trovare un rimedio alla perdita di memoria.

Nel frattempo vale la regola di tenere cervello e memoria attivi con stimolazioni cognitive, con una buona socialità e con una vita sana e una buona dieta.

Per tutte le necessità di valutazione, stimolazione e allenamento della memoria potete rivolgervi ai Centri di Progettazione a Milano in Via Teodosio, 12 e a Pedrengo (Bergamo)  in Via Moroni, 6.

Per maggiori info:
http://www.cooperativaprogettazione.it/ambiti-di-intervento/riabilitazione/

Memoria

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