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Perché i “castighi” non servono: dal sito www.dana.org approfondimenti sulla “motivazione” all’apprendimento.

Cosa ci rende curiosi?  Perché alcune persone sono più motivate di altri, e perché la mia curiosità e motivazione tendono a calare nel corso del tempo?

Quando si parla di motivazione, si sta facendo un ipotesi su come una persona (bambino o adulto) è realmente incentivata ad interagire nel comportamento e con l’ambiente. Noi esseri umani possiamo dire da cosa pensiamo di essere motivati, ma siamo in realtà non buoni conoscitori di noi stessi.

L’idea che si possa ottenere una “risposta” dal sistema cerebrale che è coinvolto nella produzione di motivazione potrebbe essere molto utile. La ricerca apparsa su Dana.org, non dà un vero indice di motivazione, ovviamente, ma un rapporto diretto e affidabile, anche se ha bisogno di essere interpretato.

Ci sono reti cerebrali, composte da regioni come l’area tegmentale ventrale (VTA) nel mesencefalo, o l’amigdala, che possono fungere da indici di motivazione.
E questi sistemi, così come le loro interazioni con corteccia prefrontale, ippocampo e mediale lobo temporale, producono l’affetto, la motivazione ed il comportamento.

La sfida, sempre, è di capire quali incentivi siano davvero funzionali per la motivazione.

Creare una struttura di aiuti che mantenga incentrati sulla attività senza ingannare il sistema e  farlo funzionare solo per i premi esterni.  Questo è il problema con le ricompense estrinseche.  Dobbiamo rispondere alla domanda di quali circostanze producono curiosità e motivazione. E assicurarci di essere in grado di insegnare alla gente, di generare quello che è buono per loro stessi.

Da quello che abbiamo capito sui sistemi cerebrali su curiosità e motivazione, è che non si può e non si deve avere paura.
Non puoi essere in ansia o agitato, perché i sistemi di ansia chiudono ogni possibilità alla curiosità e producono comportamenti stereotipati, rapidi, risposte semplici che mandano in “corto circuito” ogni tipo di curiosità giocosa, funzionale a facilitare l’istruzione ma anche la terapia.

Per creare voglia di fare e di apprendere serve, dunque, un luogo dove le persone si sentono sicure e valorizzate, non tese e preoccupate. Tutti i pezzi del “sistema” devono essere al loro posto.

Quindi non possiamo solo guardare alle ricompense, per creare motivazione, ma allo stato del cervello che precede l’attività e supporta la curiosità.

E vediamo che le punizioni sono ancora più problematiche.
I confronti tra premio e castigo mostrano che i castighi rischiano di mettere in pericolo di apprendimento e che hanno grandi implicazioni in molte strategie educative.

La motivazione, che si tratti di positiva o negativa, ha profondo impatto su ciò che accade nella vita.
Occorre cercare di capire tutti i modi in cui questi stati possono influenzare il modo di imparare e estendere queste informazioni per altri contesti di apprendimento, come la psicoterapia e cambiamento di comportamento.

Per approfondimenti: http://dana.org/Briefing_Papers/A_Study_of_Motivation/

 Riabilitazione Bergamo 179

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