Cooperativa Progettazione
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Sistemi per l’inserimento e il reinserimento al lavoro di persone con Gravi Cerebropatie Acquisite

Questo elaborato fa parte di un’azione del Progetto “La motivazione al lavoro: strategie per il mantenimento del posto di lavoro ed il re-inserimento lavorativo di soggetti a disabilità acquisita”, realizzato dalla Cooperativa Sociale Progettazione in ATS con la Cooperativa Sociale Paul Wittgenstein. Il Progetto è stato cofinanziato dalla Provincia di Bergamo attraverso il “Piano Provinciale Biennio 2005/06 per la realizzazione di iniziative a sostegno dell’inserimento lavorativo delle persone disabili e dei relativi servizi per il collocamento mirato” a valere sul Fondo regionale per l’occupazione dei disabili, Dispositivo Provinciale - azione 3.3.f - Ricerca/Intervento – Sensibilizzazione. Il progetto complessivo ha inteso favorire e diffondere la conoscenza delle complessità ma anche delle potenzialità, che i soggetti a disabilità acquisita portano nel mondo del lavoro. L’iniziativa coinvolge soggetti a disabilità acquisita, già occupati ma soprattutto in attesa di inserimento o reinserimento lavorativo. Vuole rispondere a bisogni complessi, ma tutti riconducibili alla possibilità di “lavorare” anche dopo un grave incidente o malattia con conseguenze di carattere cerebrale. Il Progetto vuole integrare ed arricchire con competenze tecniche approfondite, trasferibili, spendibili e mirate, le attività che già oggi si stanno realizzando in questo campo e per questo tipo di destinatari. La ricerca si inquadra nelle attività di approfondimento e diffusione di buone passi, in merito alla riabilitazione e al reinserimento sociale di persone con Gravi Cerebropatie Acquisite. Nel corso del 2005 con la partecipazione alla Conferenza Nazionale di Consenso sui "Bisogni riabilitativi ed assistenziali delle persone con disabilità da grave cerebrolesione acquisita e delle loro famiglie, nella fase post-ospedaliera", si sono prodotti elaborati e materiali sul rapporto disabilità e reinserimento lavorativo. Il Documento conclusivo è stato presentato nel giugno 2005 presso Palazzo Della Gran Guardia a Verona, con la partecipazione della S.I.M.F.E.R. - Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione e dalla Sezione sulla riabilitazione del traumatizzato cranio-encefalico

“BISOGNI RIABILITATIVI ED ASSISTENZIALI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ DA GRAVE CEREBROLESIONE ACQUISITA (GCA) E DELLE LORO FAMIGLIE, NELLA FASE POST-OSPEDALIERA”

La II Conferenza Nazionale di Consenso sulla Grave Cerebrolesione Acquisita (GCA) tenutasi a Verona nell’anno 2005 - dal tema “Bisogni riabilitativi ed assistenziali della persone con disabilità da grave cerebrolesione acquisita e delle loro famiglie, nella fase post-ospedaliera” - delinea importanti raccomandazioni in merito alla definizione di protocolli riabilitativi specifici per questa patologia.
Il documento stilato rileva in Italia un’incidenza di 10-15 nuovi casi su 100.000 abitanti all’anno di pazienti con cerebrolesione acquisita, dovuta a origine traumatica e vascolare (emorragia/ischemia cerebrale o ipossia/anossia), con tendenza a un progressivo aumento per le patologie di origine non traumatica.

Il percorso riabilitativo viene inteso come processo di reciproco (ri)adattamento della persona all’ambiente e viceversa, avente come scopo il miglior recupero possibile delle funzioni compromesse e la miglior integrazione e partecipazione sociale consentite dalla malattia.
A questo proposito, diventano essenziali interventi multipli, sanitari e sociali, e la continuità ed il collegamento tra le diverse fasi dell’intervento di riabilitazione (ospedaliera, domiciliare e territoriale): si configura cioè la necessità di modelli a rete integrata delle strutture coinvolte nella riabilitazione delle GCA.
La cerebrolesione acquisita esige un approccio riabilitativo ad hoc, capace di una periodica valutazione del bisogno, che si modifica nel tempo alla luce della continua evoluzione che caratterizza questa patologia, e di una imprescindibile personalizzazione degli interventi, con finalità terapeutiche, assistenziali, educative. Nell’ottica di considerare la persona protagonista attiva delle scelte che la riguardano, il diritto al lavoro diviene strumento di autorealizzazione e promozione della propria autonomia e dignità personale.

Si configura perciò la necessità di percorsi mirati per l’inserimento/reinserimento lavorativo, laddove l’attività lavorativa viene intesa sia come scopo che come strumento del processo riabilitativo, promuovendo il passaggio attraverso inserimenti occupazionali, lavorativi protetti fino al mondo competitivo, ove possibile, e assicurando la continuità nel tempo di un’attività di tutoraggio individuale e flessibile per supportare il mantenimento del posto di lavoro, con attenzione anche ai disturbi emotivi di adattamento (ansia e depressione) spesso presenti nel rientro al lavoro. Diviene essenziale favorire l’integrazione e il coordinamento tra i diversi servizi coinvolti (riabilitativi, sociali e territoriali), nonché incrementare i rapporti con le aziende, offrendo supporto e consulenza in qualità di strutture specializzate su questo tipo di disabilità.

E’ in questa cornice che si inserisce lo studio di seguito presentato, che mira ad una prima definizione di buone prassi per la realizzazione di percorsi per l’inserimento e il reinserimento lavorativo di persone con cerebrolesione acquisita in linea con le raccomandazioni della Conferenza di Consenso: a partire da una revisione critica della letteratura sulle variabili significative nel reinserimento lavorativo, il documento presenta il percorso proposto in merito dalla Cooperativa Progettazione, con riferimento alla metodologia adottata, all’èquipe coinvolta, alle fasi di passaggio, agli strumenti adottati per un accoppiamento il più possibile “su misura” tra persona e lavoro, e con la raccolta di alcuni dati di follow-up relativi alla situazione lavorativa attuale degli utenti transitati negli anni nel servizio.
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CONSIDERAZIONI RELATIVE ALLE VARIABILI SIGNIFICATIVE NEL REINSERIMENTO LAVORATIVO DI SOGGETTI CON ESITI DI TRAUMA CRANICO

1. I fattori associati agli esiti lavorativi Nei percorsi di accompagnamento al lavoro di soggetti con esiti da GCA, occorre anzitutto fare una distinzione tra predittori e indicatori degli esiti lavorativi: i primi riguardano caratteristiche pre-trauma rilevanti e elementi post-trauma precoci; i secondi si riferiscono alla sequela persistente, alle reazioni post-traumatiche e ai fattori ambientali collegati all’attuale condizione lavorativa.
Sono di seguito elencate le variabili che risultano significativamente legate agli esiti di inserimento lavorativo, dopo una revisione critica della letteratura (vd Ownsworth T; McKenna K, 2004) in merito ad 85 studi effettuati tra il 1980 e dicembre 2003 (ricerca tramite Medline e PsycInfo). I fattori maggiormente associati agli esiti lavorativi includono:
- stato occupazionale pre-trauma
- valutazione funzionale alla dimissione
- funzionamento cognitivo generale
- abilità percettive
- funzioni esecutive
- coinvolgimento in servizi di riabilitazione occupazionale
- stato emotivo.


1. I valori associati al lavoro

L’esito occupazionale, e in particolare un lavoro a tempo pieno pagato, è considerato un importante indicatore del successo della riabilitazione dopo il trauma cranico. Non è tuttavia chiaro se questi esiti descrivono accuratamente i valori delle persone con trauma cranico.
Lo studio (Levack W; McPherson K; McNaughton H, 2004) esplora i fattori legati alle percezioni di successo o fallimento nelle persone a disabilità acquisita che hanno provato a rientrare al lavoro dopo TC.
Lo studio supporta in parte l’assunzione di partenza, ma pone l’attenzione anche su altre situazioni, quali:
- il ritorno al lavoro ha contribuito a eventi personali catastrofici;
- sentimenti di successo si verificano anche in assenza di retribuzione;
- il successo nel lavoro viene associato ad altri fattori oltre al numero di ore o al guadagno economico.

C’è accordo sul fatto che una delle primarie funzioni del lavoro sia guadagnare denaro, e che il denaro significhi più controllo sulla vita di una persona. Parallelamente, la difficoltà di tornare alle normali ore di lavoro, associata alla fatica conseguente al TC, lascia il paziente sorpreso e frustrato. Sicuramente il compenso e un maggior numero di ore sono fattori che contribuiscono al sentimento di successo o fallimento nel mondo lavorativo, ma ci sono alcuni elementi che è necessario considerare: anzitutto, si verificano spesso delle alterazioni del tempo non-lavorativo per sostenere il ritmo di lavoro, che a lungo andare diventano insostenibili; inoltre spesso le persone a disabilità acquisita hanno una faticosa gestione della fatica e delle sequele psicologiche del TC (es, ipersensibilità verso i rumori, difficoltà comportamentali…).

Per alcune persone il primo obiettivo della riabilitazione occupazionale è la possibilità di esperire un percorso positivo e che prosegue nel tempo, piuttosto che raggiungere un obiettivo del momento: “il processo è più importante dell’obiettivo”.
Altri fattori determinano il successo nel luogo di lavoro, tra cui la sensazione di essere produttivi, un impatto sostenibile del lavoro sulla vita non lavorativa, la sostenibilità a lungo termine dell’impiego, in aggiunta ai valori personali attribuiti al lavoro.
Le persone a disabilità acquisita considerano altrettanto importanti altre variabili: un’accresciuta partecipazione alla comunità, il rafforzamento dell’identità personale, un accresciuto senso di valere e il benessere psicologico. L’esperienza suggerisce che un lavoro e un livello di supporto sbagliati possono andare a detrimento del sentimento di valore di sé.
E’ fondamentale che nel valutare il successo dell’inserimento lavorativo si consideri anche la continuità e la tenuta (superiore a 1 anno o 2), alla luce delle quali valutare eventuale supporto occupazionale che duri nel tempo, a sostegno della gestione dei problemi sul luogo di lavoro e dell’adattamento progressivo ai cambiamenti sul lavoro.

La valutazione dell’efficacia dei programmi riabilitativi occupazionali deve tener conto dell’impatto che il reinserimento lavorativo determina sul sentimento personale di produttività, capacità associata all’identità occupazionale, la capacità percepita di avere potere decisionale sulle scelte della propria vita.
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PROPOSTE METODOLOGICHE

Le metodologie di intervento per la realizzazione di azioni di accompagnamento al reinserimento al lavoro insistono su due precondizioni fondamentali: operatori specializzati con esperienza in azioni riabilitative nell’ambito della disabilità acquisita e personalizzazione del servizio in funzione delle esigenze delle realtà produttive delle aziende e degli enti ospitanti.
In particolare definiscono azioni in grado di:

1. ATTUARE L’INSERIMENTO LAVORATIVO MIRATO DEI SOGGETTI A DISABILITA’ ACQUISITA , attraverso percorsi di valutazione che determinano le caratteristiche del soggetto, bilanci delle competenze residue, procedure di orientamento che definiscono percorsi possibili, analisi delle opportunità offerte dai posti di lavoro e dei cicli produttivi aziendali.

2. LAVORARE CON LA FAMIGLIA nelle fasi di definizione e di realizzazione del progetto.

3. FORNIRE SERVIZI DI ACCOMPAGNAMENTO E TUTORAGGIO AI SOGGETTI in fase di inserimento o già avviati stabilmente al lavoro.


In particolare attraverso azioni che sottolineano e valorizzano la specificità della persona con disabilità acquisita , declinate in:
a) Organizzazione dell’ambiente ospitante (posto di lavoro, tempi di lavoro, aspetti produttivi).
b) Preparazione del personale aziendale secondo necessità ed esigenze (direzione, tutor, colleghi di reparto).
c) Approfondimento degli aspetti motivazionali e bilancio di competenze applicati alla mansione, proposte di eventuale riorientamento, sostegno in azienda. Azioni localizzate svolte in tempi diversi (all’inizio del percorso d’inserimento, oppure in fase già avanzata di verifica).
4. COINVOLGERE COME PARTNER NEI PERCORSI i servizi di base (Servizi sociali comunali) che diventano i referenti per la “tenuta” complessiva del progetto.
5. COLLEGARE le azioni progettate o realizzate con le attività istituzionali degli Enti Territoriali del settore lavoro – disabilità ( ASL, servizi NIL, Provincia…).
6. AGEVOLARE L’INSERIMENTO LAVORATIVO ATTRAVERSO LA PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE DI CORSI DI FORMAZIONE SPECIFICI PER PERSONE CON DISABILITA’ ACQUISITA .
7. FORNIRE CONSULENZA ad Enti ed Aziende in merito alla legislazione che regola l’avviamento al lavoro di disabili coniugandola con la specificità dei percorsi.

L’ORGANIZZAZIONE E LA STRUTTURA

L’equipe che progetta e realizza le azioni di accompagnamento al lavoro è formata da operatori specialisti con competenze multidisciplinari.
Prevede la presenza delle figure di psicologo, assistente sociale, esperto di organizzazione aziendale, educatore tutor. Tutti i componenti dell'equipe condividono il compito di progettazione e valutazione, in itinere e finale, dei progetti d'inserimento lavorativo. Collaborano alla progettazione e realizzazione di nuove offerte del servizio, commisurate ai bisogni rilevati, nonché alla valutazione dell'andamento del servizio
L' equipe collabora con gli operatori sanitari di riferimento dell’utente.

L’equipe
Le attività hanno come momento di sintesi la figura del Coordinatore del progetto esperto in percorsi di riabilitazione e reinserimento sociale che sovrintende la pianificazione degli interventi.
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