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Sanità digitale: innovazione viaggia a due velocità

Sanità digitale: innovazione viaggia a due velocità

Secondo una ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale, in sanità tra i cittadini cresce l’utilizzo di servizi digitali per la salute e anche i medici sono sempre più aperti alla tecnologia.
Il sistema sanitario nazionale però non tiene il passo.

L’innovazione digitale nella sanità italiana avanza a rilento e, dopo un 2015 sostanzialmente stabile, nel 2016 fa registrare un leggero calo degli investimenti.

Per la digitalizzazione della sanità italiana l’anno scorso sono stati spesi complessivamente 1,27 miliardi di euro (1,1% della spesa sanitaria pubblica, 21 euro per abitante), con una contrazione del 5% rispetto al 2015.

La spesa complessiva dell’Italia per la sanità resta lontana dagli standard dei Paesi europei avanzati e la contrazione conferma quanto i ritardi normativi, la mancanza di risorse inizialmente “promesse” nel Patto per la sanità digitale e l’incertezza dovuta alle riforme sanitarie in atto in molte Regioni abbiano bloccato nuovi progetti.

Ma il quadro della sanità digitale, oltre alle ombre, presenta diverse luci. Prosegue il percorso di digitalizzazione di base delle aziende sanitarie, con la cartella clinica elettronica che rappresenta l’ambito di investimento più significativo. Inoltre le direzioni strategiche degli ospedali sono ormai consapevoli dell’importanza di offrire servizi digitali ai cittadini: l’80% delle strutture offre già – direttamente o tramite soluzioni regionali – il download dei referti via web e il 61% la prenotazione delle prestazioni via internet.

Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Innovazione digitale in sanità, della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net), presentata a inizio maggio a Milano al convegno “La sanità alla rincorsa del cittadino digitale” e patrocinata tra gli altri dal ministero della Salute.

«La sanità digitale rappresenta finalmente una priorità per il governo, per il ministero della Salute e per le Regioni, tuttavia i tempi di realizzazione delle iniziative a livello nazionale e regionale sono troppo lunghi, con il rischio di non stare al passo con la rapidità di evoluzione di bisogni e aspettative di cittadini e pazienti – afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio –. I cittadini italiani utilizzano già ampiamente le tecnologie digitali in ambito sanitario e i medici sono già ampiamente digitali: comunicano e condividono documenti e immagini con il paziente attraverso canali non convenzionali come email, sms e WhatsApp».

Cartella clinica sempre più digitale:
Tra i diversi ambiti della sanità digitale, è in particolare alla cartella clinica elettronica che le direzioni aziendali delle strutture sanitarie riconoscono un ruolo chiave: è molto rilevante per il 59%, con investimenti di 65 milioni di euro nel 2016.
Sono ormai presenti e diffuse le funzionalità di consultazione di referti e immagini (nell’88% delle strutture rispondenti) e l’order management (nel 70%), ma mancano ancora le funzionalità caratterizzanti come la gestione del diario medico e infermieristico o la gestione della farmacoterapia, presenti in modo diffuso solo nel 38% e 39% delle strutture. Ancor meno presenti le funzionalità più avanzate come il supporto alle decisioni cliniche con linee guida e best practice (18%) e la gestione del consenso informato alle procedure sanitarie (14%).

La telemedicina stenta
Crescono anche gli investimenti sulla telemedicina, tuttavia l’adozione capillare di tali soluzioni di frontiera è ancora lontana.
Le soluzioni di telemedicina maggiormente diffuse nelle strutture sanitarie sono quelle di teleconsulto tra strutture ospedaliere o i dipartimenti: per un’azienda su tre sono presenti ormai a regime.
Soluzioni più avanzate, come la teleriabilitazione e la teleassistenza, sono per ora confinate a sperimentazioni – pari rispettivamente al 10% e all’8% delle aziende – che faticano ad andare a regime principalmente a causa dell’assenza di tariffe dedicate.
Ancora poco diffuse, invece, le applicazioni che raccolgono dati da social media e dispositivi indossabili.

Cittadini sempre più in rete
I cittadini italiani sono già in rete e pronti a sfruttare i vantaggi delle tecnologie digitali anche nell’eHealth: il 51% degli italiani ha utilizzato almeno un servizio online in ambito sanitario, con un livello di utilizzo superiore tra i cittadini laureati o di età compresa tra i 25 e i 54 anni, ovvero quella fascia di età abituata all’utilizzo del digitale nella vita quotidiana.
L’indagine condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in sanità in collaborazione con Doxapharma su un campione di 1.000 cittadini mostra come il servizio digitale più utilizzato dagli italiani sia l’accesso alle informazioni sulle strutture sanitarie (32% dei cittadini), seguito dalla prenotazione online di esami e di visite, utilizzata dal 22% della popolazione.
Aumenta l’accesso e la consultazione online dei documenti clinici (18%, contro il 15% del 2016). Il 14% dei cittadini ha comunicato via email con il proprio medico di famiglia e l’11% ha pagato online le prestazioni sanitarie di cui ha usufruito. Il 36% dei cittadini utilizza internet per ricercare informazioni e opinioni su problemi di salute e malattie, il 30% usa il web per trovare informazioni su farmaci e terapie.
Pur rappresentando una quota ancora minoritaria dei servizi digitali, l’utilizzo delle App per monitorare lo stile di vita è sempre più frequente, in particolare tra i cittadini under 44. I dispositivi indossabili associati alle App più utilizzati sono gli orologi, seguiti dai braccialetti. Il 7% dei cittadini, soprattutto nella fascia 35-44 anni, utilizza WhatsApp per comunicare con il proprio medico di base e/o con il medico specialista.

Questi trend sono confermati dall’indagine condotta in collaborazione con l’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” su conoscenze e attitudini delle associazioni di pazienti verso l’innovazione digitale.
I social network e i servizi di telemedicina sono le innovazioni tecnologiche considerate di maggior impatto sull’assistenza medica e sulla salute.

«Dall’indagine emerge come App per la salute e dispositivi indossabili siano considerati dalle associazioni un’opportunità per coinvolgere i pazienti nei processi che riguardano la propria salute – afferma Eugenio Santoro, responsabile del Laboratorio di informatica medica del Mario Negri –.
L’uso medico degli strumenti innovativi è per ora limitato, in attesa di maggiori evidenze che ne dimostrino la reale efficacia. Inoltre, perché questi strumenti siano più utilizzati, sono necessari interventi che garantiscano una maggiore privacy dei dati raccolti e che evitino un eccesso di medicalizzazione».

Medici di famiglia e internisti
I medici sono sempre più aperti e interessati alle tecnologie digitali e, in particolare, al mondo delle App.

Lo rivelano le ricerche realizzate dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità su 540 medici di medicina generale attraverso la collaborazione con la Fimmg e Doxapharma, e su 229 medici di medicina interna attraverso la collaborazione con Fadoi e Digital Sit.
Emerge che il 52% degli internisti e il 39% dei medici di medicina generale utilizzano App per consultare informazioni e linee guida, e rispettivamente il 45% e il 32% per visionare articoli scientifici, report, ecc.
Il 42% degli internisti e il 53% dei medici di base utilizzano WhatsApp per comunicare con i propri pazienti, anche se si tratta di un canale non certificato.

Tra i servizi online maggiormente utilizzati dai medici di base, invece, si segnala la consultazione dei referti di laboratorio (47%) e dei referti di visite specialistiche (32%). Anche coloro che non utilizzano questo tipo di servizi sono comunque interessati, soprattutto per la consultazione online dei verbali di Pronto Soccorso (70%) e le lettere di dimissione (69%). Tuttavia Chiara Sgarbossa, direttore dell’Osservatorio, osserva un segnale della distanza tra istituzioni e utenti: «se, da un lato, gli strumenti digitali sono entrati nella quotidianità professionale dei medici, dall’altro gli strumenti messi a disposizione dalle Regioni e dalle aziende sono ancora percepiti come inadeguati».

Gli ostacoli da superare
Cosa serve alla sanità italiana per avviare quel rinnovamento organizzativo e tecnologico che le consentirebbe di offrire servizi efficienti e di qualità a cittadini, pazienti e medici? Oltre ai ritardi normativi, secondo le direzioni strategiche delle strutture sanitarie la principale barriera allo sviluppo della sanità digitale è la mancanza di risorse economiche e umane.

Tuttavia, il digitale stenta a decollare spesso a causa di una bassa cultura digitale tra gli addetti ai lavori: barriera riconosciuta dal 34% delle direzioni strategiche, dal 43% degli internisti e dal 51% dei medici di medicina generale.

E il Sociale?

Per maggiori info:
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2017-09-20/sanita-digitale-mercato-immaturo-154210.shtml?uuid=AEdHh6UC
http://www.agid.gov.it/agenda-digitale/pubblica-amministrazione/sanita-digitale

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