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La memoria e i neonati

Memoria e neonati: perché non ricordiamo nulla dei primissimi anni di vita? Uno studio recente ha fatto luce su un fenomeno della memoria che incuriosisce e affascina: perché non abbiamo ricordi dei primissimi mesi e anni di vita.

Vi siete mai chiesti perché non ricordiamo nulla dei primissimi anni di vita?

L’incapacità di formare ricordi duraturi potrebbe essere causata semplicemente dall’immaturità dell’ippocampo, l’area del cervello cruciale per la formazione dei ricordi di lunga durata.

L’ippocampo è una struttura del cervello fondamentale per la memoria. I primi ricordi vengono sovrascritti da altri più recenti via via che l’ippocampo si sviluppa e matura: le loro tracce sono più labili e più difficilmente recuperabili, ma sono ancora lì.

Un’altra ipotesi, che non esclude la prima, è che l’amnesia infantile potrebbe essere il risultato della tumultuosa formazione di nuovi neuroni e nuove connessioni, processo che interferirebbe con il consolidamento delle memorie.
Un’altra teoria- quella sostenuta fra gli altri da équipe italo-americane – è che invece i ricordi dell’infanzia non vengano affatto dimenticati. Ma, come un secchio abbandonato in fondo a un pozzo, diventino semplicemente impossibili da ripescare. Il loro effetto per l’equilibrio psichico futuro sarebbe in realtà grande.
Per studiare questo meccanismo, un gruppo di ricercatori della New York University ha fatto un esperimento con ratti di poche settimane, un’età considerata equivalente ai 2-3 anni di un bambino. Gli animali sono stati messi in una scatola con due comparti, uno buio e uno illuminato. Mentre si trovavano nella parte buia, gli animali hanno ricevuto una piccola scossa elettrica su di una zampa. Passato un po’ di tempo, quello necessario a far sì che anche negli animali si sviluppi l’amnesia dei primi ricordi, i topi sono stati di nuovo messi nella scatola, liberi di vagare a piacere.
Anche quando si trovavano nella parte buia, collegata alla scossa, gli animali non hanno mostrato particolare paura o ansia: non ricordavano l’esperienza. In un ambiente completamente diverso, allora, hanno ricevuto un’altra piccola scossa, e infine sono stati posti di nuovo nella solita scatola.
A quel punto, i ratti hanno mostrato chiari segnali di ansia verso la parte buia, e hanno cominciato a evitarla. In qualche modo – sostengono i ricercatori – il ricordo era stato richiamato, a dimostrazione che i ricordi della prima infanzia non sono cancellati, ma sono riportati a galla solo in particolari condizioni o grazie a certe associazioni.
La cura e le esperienze dell’infanzia non si dimenticano. E contribuiscono a formare le personalità dell’adulto.

Per maggiori informazioni:
www.cooperativaprogettazione.it/memoria/memoria-3/

Memoria neonati

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